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Sfratto a 30 giorni.
Rimini, la provincia che contende a Modena il primato si sfratti a livello regionale. . La capitale della vacanza low cost si scopre proibitiva per i suoi stessi abitanti: chi perde il lavoro in tempi di crisi stenta a trovare i soldi per l’affitto. I canoni di locazione non si abbassano: chi ha comprato un appartamento per avere una piccola rendita non intende darlo in affitto senza guadagnarci niente. Ma quando lo stipendio è basso l’affitto diventa un lusso, che spesso non ci si puo’ nemmeno permettere e si finisce per non pagare. Che fare allora? Entrare in un alloggio popolare resta una chimera.

Expulsion en 30 jours.
Rimini, la province qui se dispute avec Modena le primat d’expulsions au niveau régional.
La capitale du tourisme low-cost se découvre inaccessible pour ses habitants : ceux qui perdent le travaille en temps de crise ont des difficultés à trouver l’argent pour payer la location. Les loyers ne baissent pas : qui a acheté un appartement pour avoir une petite rente ne veut pas la louer sans rien gagner.
Mais quand le salaire est bas, louer devient un luxe qui, souvent, on ne peut plus se permettre et on finit pour ne pas payer. Que faire alors? Entrer dans un logement populaire reste une chimère.

 

Senza rete.
La crisi si fa sentire anche in terra di Romagna: 600% di cassaintegrazione in piu’ rispetto al 2008 nella sola provincia di Rimini. Siamo a casa di una famiglia albanese che aspetta lo sfratto esecutivo. V. è stato licenziato e non ha pagato l’affitto per 4 mesi. I proprietari avviano la causa di sfratto. V. salda e pensa di essere a posto, si accorge del contrario quando si trova sulla porta l’ufficiale giudiziario. E i problemi non sono finiti.

Sans réseau.
La crise se fait entendre en Romagne aussi: 600% de chômeurs en plus par rapport au 2008 dans la seule province de Rimini.
Nous sommes chez une famille albanaise qui est en train d’attendre leur expulsion définitive de l’appartement.
V. a été viré des son entreprise et il n’a pas payé la location pendant 4 mois. Les propriétaires acheminent la cause d’expulsion.
V. solde et pense d’être en règle, il s’aperçoit du contraire quand il se trouve sur la porte l’officier judiciaire. Et les problèmes ne sont pas finis.

 

A Bologna nelle palazzine di via Barbieri, dove anche gli scantinati vengono affittati a prezzi di mercato e in piena legalità. Per finestra il tombino che “affaccia” sull’asfalto e il bagno in comune con gli altri inquilini. A viverci sono soprattutto immigrati che non possono permettersi un alloggio migliore.

A Boulogne dans les bâtiments de Via Barbieri les caves sont loués au même prix des apparentements et dans la loi. Comme fenêtre ils ont le d’égout et pour toilette une salle en commun avec les autres colocataires. A y vivre sont surtout des immigrés qui ne se peuvent pas payer un logement meilleur.

 

In questa prima fermata del treno (RER B) incontriamo Sonia Terzi, psicologa e stagista italiana all’ospedale di Bobigny. Ha deciso, di vivere a Le Bourger per essere piu’ vicina al luogo di lavoro dove aiuta gli immigrati a integrarsi nella società francese. Attraverso i suoi occhi, vedremo la piccola città con i disagi di vivere fuori Parigi.

Lors de ce premier arrêt du train (RER B) nous rencontrons la psychologue italienne Sonia Terzi, stagiaire à l’hôpital de Bobigny. Elle a decidé de vivre à Le Bourget pour être proche de son lieu de travail, où elle aide les immigrés à s’intégrer dans la société française. À travers le regard de Sonia sur la petite ville où elle vit, nous découvrons les inconvénients de vivre hors de Paris.

 

Durante la seconda fermata del treno (RER B) incontriamo Samuel Le Bon studente universitario francese, il quale a causa degli affitti troppo esosi e una vita troppo stressante, ha deciso di allontanarsi da Parigi per vivere a Bagneux. Lui cerca di raccontarci le differenze architettoniche tra la capitale francese e la piccola città di periferia.

Lors du deuxième arrêt du train (RER B) nous rencontrons Samuel Le Bon. Cet étudiant français a decidé de quitter Paris pour vivre à Bagneux à cause des loyers exorbitants et de la vie trop stressante de la capitale. Il nous parle des différences architectoniques entre Paris et sa petite ville de banlieue.

 

Nell’ultima fermata del treno (RER A) incontriamo lo scrittore francese Robert Cornaille, il quale ha passato la sua intera vita a Nanterre. Ci racconta, la lotta di potere che si sta svolgendo tra la Défense (il più grande centro direzionale di tutta Europa) assorbita da Parigi e Nanterre che cerca di difendere i propri interessi e ricchezze costruite dalle industrie nate durante gli anni ’70.

Lors du dernier arrêt du train (RER A) nous rencontrons l’écrivain français Robert Cornaille, qui a passé toute sa vie à Nanterre. Il nous raconte, la lutte de pouvoir entre Paris et Nanterre à propos du quartier de la Défense (le premier quartier d’affaires d’Europe). Ce zone est à la limite entre la capitale et Nanterre, et cette dernière essaie de défendre ses intérêts et profiter de la richesse apporté par les entreprises installées dans les années ’70.

 

Prima fermata : incontriamo Sow, sans- papiers in fuga dal Senegal, giunto clandestinamente nella capitale francese alla r icerca di un lavoro. Attraverso i suoi occhi cerchiamo di capire le difficoltà nel perseguire il sogno di creare la sua azienda agricola ; nella sper anza di tornare un giorno nella sua amata Africa.

Premier arrêt : nous rencontrons Sow, sans-papiers f uyant le Senegal, arrivé clandestinement dans la capitale française à la recherche d’un travail. A travers ses yeux nous essayons de comprendre les difficultés qu’il encourt dans la réalisation de son rêve, qui consiste a créer une entreprise agricole ; dans l’espoir de rentrer un jour dans son Afrique bien-aimée.

 

Seconda fermata : un salto indietro nel tempo in compagnia della giornalista di Liberation, Stephanie Binet. 27 ottobre 2005, Clichy Sous Bois : due adolescenti muoiono fulminati all’interno di una centrale elettrica. Viene messo in causa il mancato soccorso della pattuglia di polizia che li stava inseguendo. Questo incidente servirà da miccia all’esplosione della rivolta delle Banlieues che si protrar rà per tre settimane.

Deuxième arrêt : bond arrière dans le temps, en compagnie de Stephanie Binet, journaliste de Liberation. 27 octobre 2005, Clichy Sous Bois : deux adolescents meurent électrocuté dans une centrale EDF. Le manque de secours de la patrouille de police qui les poursuivait est mis en cause. Suite à cet incident éclatera la révolte des Banlieues qui durera trois longues semaines.

 

Terza fermata : Bangoura soffre di apnea notturna, malattia rara e incurabile nel suo paese natale, la Guinea. Per alleviare le sue sofferenze decide di abbandonare il suo ambulatorio veterinario, la sua vita ed i suoi affetti e partir e per la Francia. Non può immaginare cosa l’aspetta una volta arrivata in Europa : la clandestinità e l’impossibilità di trovare un lavoro qualificato, per non parlare delle difficoltà di alloggio o del semplice sostentamento.

Troisième arrêt : Bangoura souffre d’apnée du sommeil, maladie orpheline qui ne peut être soignée dans son pays d’origine, la Guinée. Pour alléger ses souffrances elle décide d’abandonner son cabinet vétérinaire, sa vie et ses attaches et partir pour la France. Elle ne peut pas imaginer ce qui l’attend une fois arrivée en Europe : la clandestinité et l’impossibilité de trouver un travail qualifié, sans parler des difficultés de logement ou du simple fait de se nourrir convenablement.

 

A San Nicola Varco, provincia di Eboli, intorno allo scheletro di un mercato ortofrutticolo mai nato vivevano  800 migranti marocchini. Prima che la magistratura ne disponesse lo sgombero il "ghetto" era per la popolosa comunità maghrebina anche l’unico posto familiare dove rincasare a sera dopo aver lavorato nei campi. Braccianti agricoli sfruttati nelle ricche colture della Piana del Sele e diventati di colpo fantasmi. Costretti a vagare tra le campagne, sorpresi a dormire nei campi, vessati dagli stessi abitanti della provincia preoccupati dagli ex schiavi invisibili.

 

A Napoli nel mito di Diego Armando Maradona i bambini hanno un sogno ricorrente. Diventare grandi, indossare la maglia azzurra dell’SSC Napoli e vincere la Coppa del Mondo emulando le gesta del Pibe de Oro. A Napoli per un uomo guadagnarsi una posizione sociale dipende anche dalla bravura con cui tratta il pallone con i piedi. Così, insieme, immigrati e italiani, hanno dato vita a una squadra che si chiama Afro-Napoli ed è composta da 13 na­poletani e 17 atleti di nazionalità diversa: Senegal, Costa D’avorio, Nigeria, Tanzania e Tunisia.

 

Viaggio dentro Gomorra. Il 18 settembre del 2008 sei migranti africani vengono ammazzati, trucidati da una tempesta di pallottole a Castelvolturno. Il commando di camorra è guidato da Peppe Setola detto "o’ cecato", a capo dell’ala stragista del clan dei casalesi. Il giorno dopo migliaia di immigrati africani invadono le strade della città per gridare il dolore di un’intera comunità. Kalifoo ground è uno spettacolo teatrale ideato da Erminia Sticchi e dal gruppo artistico Skaramacay e nato coinvolgendo italiani e africani insieme come pretesto per affrontare in maniera diversa il tema della strage e della vita dei migranti nel Casertano.

 

Parigi. Boulevard de la Villette. È nella decima circoscrizione della capitale francese che la diaspora della comunità afgana ha da tempo fatto capolino. L’Afganistan è il paese che ha generato, per quasi venti anni, il numero di rifugiati più elevato al mondo. La gioventù afgana in fuga dalla guerra civile e approdata in Europa, in Francia, versa tutt’oggi nell’indigenza. Hanno tra i 13 e i 17 anni, non parlano francese, solo il pashtu. Questi minorenni immigrati, isolati da tutto, diventeranno un giorno delle persone. Sì, ma quali ?

Paris. Boulevard de la Villette. C’est dans le Xème arrondissement que la diaspora de la communauté afghane a fait étape. L’Afghanistan a produit, pendant environ 20 ans, le nombre le plus élevé de réfugiés. La jeunesse afghane qui a fui la guerre civile pour débarquer en Europe, en France, vit aujourd’hui à la rue. Ils ont entre 13 et 17 ans, ils ne parlent pas français mais le pashto. Ces mineurs étrangers, isolés de tout, sont des personnes en devenir, mais lesquelles ?

 

Scegliere fra un’immigrazione di serie A e una di serie B ? Il governo francese sembrerebbe preferire un’immigrazione “scelta”, una manodopera usa e getta, a una cosiddetta immigrazione subita, quella del ricongiungimento familiare. Tuttavia la contrapposizione fra le due si disfa non appena si prende in esame la realtà. Che sia scelta o no, l’immigrazione è ancora e sempre presentata come un problema. Altrimenti, perché adottare continuamente nuove leggi, sempre più restrittive ?

Choisir parmi une immigration de série A et une de série B ? Il semblerait que le gouvernement français préfère une immigration choisie, une main-d’oeuvre jetable plutôt qu’une immigration subie, celle principalement du regroupement familial. Or l’opposition entre les deux disparaît dès qu’on examine la réalité, mais surtout choisie ou non, l’immigration est encore et toujours présentée comme un problème. Sinon, pourquoi sans cesse adopter de nouvelles législations, toujours plus strictes ?

 

Il Belgio si è pronunciato chiaramente. E la Francia ? Il burqa continua a essere un equivoco terreno di interferenze ; calamita paure diffuse, possibili minacce o sottomissioni ma anche una lunga storia di costumi e tradizioni. Dietro il velo integrale che cela questa porzione importante di identità individuale, schermo della visione degli altri e del mondo, quale altro vero fanstasma si nasconde ?

La Belgique s’est prononcée très clairement. Et la France ? La burqa continue de représenter un terrain traversé par de nombreuses tensions ; elle concentre des peurs diffuses, de possibles menaces ou soumissions mais également un long héritage de coutumes et de traditions. Derrière le voile intégral qui dessine cet espace d’identité individuelle, miroir de la vision du monde et des autres, quel autre fantôme se cache-t-il ?

 

Il piano nomadi del Comune di Roma, avviato nel luglio del 2009, prosegue a suon di sgomberi e rimpatri illeciti in aperta violazione dei diritti umani. Centinaia famiglie rom sono allontanate per soluzioni all’insegna della disgregazione. Come è successo agli abitanti di Casilino 900, il campo rom più grande d’Europa, finiti in centri e aree sorvegliate da telecamere e vigilantes armati.

Le plan pour les nomades de la Mairie de Rome, démarré en Juillet 2009, continue avec des débarras et des rapatriements illicites qui violent les droits humains. Centaines de familles gitanes ont été chassées depuis de leur camps pour des solutions désagrégeantes. C’est, aussi, le cas des habitants du Casilino 900, le camp gitan plus vaste d’Europe, dont ses habitants ont été mis dans des endroits surveillés par des caméras et des vigilantes armés.

 

Per alcuni era uno dei leader della Pantera, per altri quello dell’occupazione della Pantanella, per altri ancora il portavoce della comunità pakistana. Per tutti però Mazufar Alì Khan era Sher Khan, la tigre. Perseguitato politico in Pakistan da vent’anni viveva in Italia. E’ morto mentre dormiva per strada a Roma il 9 dicembre 2009. Da poco era uscito dal Cie di Ponte Galeria. Era in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato politico.

Pour certains il était le leader de la Pantera, pour des autres celui de l’occupation de la Pantanella, pour des autres encore le porte-parole de la communauté pakistanaise. Pour tous Mazufar Alì Khan était Sher Khan, la tigre. Persécuté politique au Pakistan, il habitait depuis vingt ans l’Italie. Il est mort tandis que il dormait à l’abri à Rome, le 9 décembre 2009. Il venait de sortir du Cie de Ponte Galeria. Il était en attente de se voir reconnaître le statut de refuge politique.

 

La “buca”, le fondamenta di un edificio in costruzione, in cui i profughi afghani di Roma si sono rifugiati per anni, è stata ormai sgomberata. Ma a ridosso dell’ultimo binario della stazione Ostiense resta l’insediamento, di oltre un centinaio di persone. Vivono tutti in tenda anche se hanno ottenuto o sono in attesa, del riconoscimento dello status di rifugiati. Per la maggior parte di loro non è previsto nessun campo attrezzato.

Le “trou”, les fondations d’un bâtiment en construction, dont les refuges afghans de Rome se sont cachés pendant des années, a été vidé. À côté du dernier quai de la Gare Ostiense il y a encore ce site avec plus de cent personnes. Ils vivent tous dans des tentes même s’ils ont, ou ils attendent, le statut de refuges politiques. Pour la plupart entre eux il n’y a aucun endroit équipé.

 

L’attuale governo francese e il suo Presidente, nonostante la dichiarata “cultura del risultato” e l’ostinata “corsa alle cifre”, hanno lasciato l’amaro in bocca ai Francesi sulla questione della sicurezza ? Dagli slogan lanciati contro il pericolo di un’immigrazione non controllata alla drastica diminuzione delle forze di polizia, a dispetto della creazione di “ corpi speciali”, qual è secondo cittadini d’oltralpe il bilancio finale sul pacchetto sicurezza ? Ana Paula, immigrata, vive in Francia da ormai 15 anni e caldeggia la politica migratoria repressiva condotta finora. Perché ?

Le gouvernement français et son chef de l’Etat, malgré leur « culture du résultat » et leur « course aux chiffres », ont-ils déçu les Français sur ce qui a été et sera toujours leur principal atout : la sécurité ? Face aux slogans lancés contre la menace de l’immigration et la forte baisse des effectifs de police, contredit par la création de nouvelles « forces spéciales », quel est le bilan sécuritaire du pays selon les citoyens français ? Ana Paula habite à Paris depuis 5 ans, mais elle est arrivée en France il y a longtemps. Immigrée, pourquoi voit-elle d’un bon oeil une politique migratoire répressive ?

 

L’Europa è ancora una terra di accoglienza ? La politica migratoria delineata dal Patto Europeo sull’Immigrazione e sull’Asilo rispecchia la visione della presidenza francese di “immigrazione scelta” : lotta all’immigrazione illegale, facilitazione di quella legale purché funzionale ai bisogni economici, alle priorità e alle capacità d’accoglienza stabilite da ciascuno Stato membro. Tra manodopera d’élite, usa-e-getta e quella poco qualificata, mal pagata ; tra diritti (universali dell’uomo) e doveri ; tra Nord e Sud, Est e Ovest dove punta oggi l’ago della bilancia ?

L’Europe est-elle encore une terre d’accueil ? La politique migratoire dessinée par le Pacte européen sur l’Immigration et sur l’Asile fait écho à la vision de la Présidence française d’« immigration subie » : lutte contre l’immigration irrégulière, soutien à l’immigration légale, en tenant compte des priorités économiques et des capacités d’accueil déterminées par chaque Etat membre. Entre une main-d’oeuvre élitaire et une main-d’oeuvre très peu qualifiée, mal rémunérée ; entre droits et devoirs ; entre Nord et Sud, Est et Ouest, de quel côté l’aiguille de la balance doit-elle pencher ?

 

Con il grande dibattito pubblico lanciato dal Ministero dell’Immigrazione e dell’Identità nazionale, su cosa significhi essere francesi oggi, “La Marianne” ha sollevato per la seconda volta dopo Pandora il coperchio, spargendo in tutta Francia malumori e perplessità. L’eco sembra essersi spinta all’interno dello spazio Schengen, cercando di trovare in fraternità e integrazione le rime baciate di identità e immigrazione ed evitando facili derive razziste.

Avec le grand débat public, lancé par le Ministre de l’Immigration et de l’Identité nationale, sur la question "qu’est-ce qu’être français aujourd’hui", « La Marianne » a encore une fois ouvert la boîte de Pandore, semant dans toute la France déception et perplexité. Le débat semble s’inviter dans l’espace Schengen et interroger ses signataires sur la possibilité de faire rimer identité et immigration avec fraternité et intégration, évitant ainsi toute dérive raciste.

 

Cambia il tempo a Padova. All’Arcella, dietro la stazione, Emilio fa la sua ronda con il cane tutte le sere. “Non si può più uscire la sera” ripetono come un mantra esasperato gli anziani al mercato. Anche al negozio di kebab, Samir e i suoi amici non sono contenti: “Ci sono 20 kebab e 200 spacciatori! ma che colpa ne abbiamo noi?” Eppure c’è anche chi vive bene in questo quartiere, e chi come Ethelbert, il barbiere nigeriano, guarda avanti e ci ricorda che non è più l’Italia degli anni 60.

C’est l’heure du changement à Padoue. Arcella, derrière la gare, Emilio fait sa ronde avec le chien tous les soirs. "Nous ne pouvons plus sortir le soir" répètent, comme un mantra exaspéré, les personnes âgées au marché. Même la boutique de kebab, Samir et ses amis ne sont pas heureux: «Il ya 20 concessionnaires et 200 kebab! Mais c’est la quelle notre faute ? » Pourtant, il y a ceux qui vivent bien dans ce quartier, et qui, comme Ethelbert, le barbier Nigérien, à un élan vers le futur et nous rappelle que l’Italie n’est plus celle des années 60.

 

La prostituzione a Padova è cambiata. Tanto che per qualcuno sembra un problema risolto. Sempre meno sulle strade, sempre più in nuove, più o meno discrete, case chiuse. Meno cruente, più subdole, le forme di sfruttamento. E così la prostituzione scivola sempre di più nell’invisibile, rispondendo alle esigenze di cittadini stanchi di “avere le prostitute sotto casa”. Anche se diventa più difficile per le associazioni raggiungere le ragazze, e aiutare quelle che magari potrebbero denunciare i protettori e iniziare una vita normale.

La prostitution a changé à Padoue. Pour quelqu’un est un problème résolu. De moins en moins de filles sur la routes, de plus en plus de nouveaux bordels plus ou moins discret. Moins sanglants, plus subtiles, les formes d’exploitation. Ainsi, la prostitution glisse et devines de plus en plus invisible, au fin de mieux répondre aux besoins des citoyens fatigués "d’avoir des prostituées sous la maison". Bien que cela rend plus difficile pour les associations à atteindre les filles, et aider ceux qui pourraient peut-être dénoncer les protecteurs et commencer une vie normale.

 

3 anni fa, lo sgombero di via Anelli. Le sei palazzine del complesso Serenissima, un alveare di mini appartamenti in cui vivevano piu’ di mille persone sono state svuotate in un’enorme operazione di trasferimento del Comune di Padova dal 2004 al 2007. Il complesso, di cui avevano parlato i media di tutto il mondo interessati a questa sorta di Bronx padovano, rimane oggi uno scheletro sigillato. E gli ex abitanti di via Anelli che fine hanno fatto?

Il y a 3 ans le déblaiement des Anneaux. Les six bâtiments du complexe Serenissima, une ruche d’appartements où ils vivaient plus d’un millier de personnes ont été vidés dans une opération de transfert énorme de la ville de Padoue qui a duré du 2004 à 2007. Le complexe, dont les médias de tout le monde avait parlé car une sorte de Bronx de Padoue, maintenant n’est que une squelette scellée. Et les anciens habitants des Anneaux qu’est ce que c’est passé pour eux?

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